
Quando una bambina di 10 anni ti chiede all’improvviso “vediamo un film dei tuoi?”, il cuore ti si allarga:
- Sì, dài scegliamo insieme dai miei strordinari dvd...
- Cos’è questo “Incontri ravvicinati del III tipo”, che vuol dire?
- È un film del 1978, che ho visto al Cinema Barberini quando aveva ancora il lampadario nel foyer, la moquette rossa con i gigli neri, i velluti rossi sulle poltrone, una sola sala, con una sola galleria, il popcorn stantio dentro una busta di gomma leggermente meno dura dei popcorn stessi, il cornettaro con la cassetta di legno dell’immediato dopoguerra a tracolla con una cinghia delle tapparelle di casa, che vendeva anche le girelle di liquirizia, le arachidi dentro il loro guscio, come allo zoo, e le bustine di croccante, il biglietto era di carta velina con colori pastello, giallino, rosa, verdino, azzurrino, grigetto, e costava 3500 lire, la cassiera era sempre bionda e...
- Va bene, ho capito, lo vediamo?
- Sì, vediamolo, voglio proprio vedere un film di UFO 30 anni dopo!
Vedere la scena in cui Richard Dreyfuss che, cercando la strada su una mappa, fa segno alla vettura che lo segue di passare avanti, ma i fari si alzano facendoci capire che non sono quelli di un’automobile ma di un’astronave (!) e vedere quella bambina accanto a te che apre la bocca stupita, come noi 31 anni fa, è un’emozione che non ha prezzo...
Vedere la scena in cui Richard Dreyfuss che, spruzzandosi la schiuma sulla mano per farsi la barba, si accorge che somiglia a quella montagna che ha in testa ma che ancora non ha un nome e poi vederlo più tardi mentre si serve il purè, e sentire la voce di quella bambina accanto a te dire: “adesso ci fa la montagna...”, è un’emozione che non ha prezzo...
Vedere la scena in cui il bambino Barry, rapito dagli alieni un’ora prima, torna scodellato da quell’astronave amica, l’unica che vorremmo mai incontrare nella vita, e vedere il prescelto Richard Dreyfuss salirci sopra con le parole di Francois Truffaut nell’orecchio “Io la invidio!”, commuoversi ancora 31 anni dopo e sentirsi chiedere da quella bambina accanto a te sul divano:
- Perché piangi?
è un’emozione che non ha prezzo.
Per tutto il resto c’è Mastercard.