
È stato in vari posti quest’estate, ha viaggiato per alberghi, camping, pensioni, appartamenti, residence, ospite da amici, eppure è stato sempre fermo. E quante ne ha viste lui nessuno, gli è passato sopra di tutto e lui niente, immobile come una Sfinge ha assistito al suo personale scempio con una flemma alla David Niven pronto ad essere utilizzato solamente come un’ultima spiaggia. Sto parlando del libro che avremmo scelto da leggere (ah ah) quest’estate. Niente. Intonso. Anzi, un po’ sciupato da tutti i viaggi andata e ritorno dal comodino alla valigia, dal tavolino allo zaino, sulla copertina macchie di caffè da lui coraggiosamente sopportate, con granelli di sabbia nelle pieghe delle pagine che in realtà avrebbero dovuto raccogliere le nostre riflessioni da custodire gelosamente, senza dimenticare non certo lacrime sui fogli, ma più spruzzi di acqua salata dalla coda di cavallo della signora che “pensava” di leggerlo in spiaggia, e che invece si è consumata nell’amministrazione di sms entranti e uscenti dal suo cellulare. Ha resistito a qualsiasi affronto psicologico, perché gli abbiamo preferito in tante occasioni La Settimana Enigmistica, scegliendo di rimanere intrappolati nel 31 orizzontale del Bartezzaghi “la mancanza dello sviluppo in un’economia statica” (cioè “crescitazero” tutto attaccato) piuttosto che nelle trame escogitate dal suo autore. Ma è questa la forza di un libro, quella di rimanere indefesso di fronte a tutto, soprattutto alla nostra ignoranza e alla nostra pigrizia, per poi diventare il nostro migliore amico appena dopo le prime pagine, cui legarsi a catena, sperando che non finisca mai più. A dirla tutta, il limite di un libro è proprio quello che purtroppo prima o poi finisce. Se ci è piaciuto molto cominciarne un altro è uno sforzo titanico, uno scoglio tale che in confronto Dover sembra una duna di Sabaudia. Ma siccome siamo imperfetti, ci affezioniamo e una volta finito poi ci sembra di tradirlo se ne cominciamo un altro: ecco perché chi li presta è un poveraccio, e chi li chiede in prestito è un delinquente perché commette il reato di appropriazione indebita non restituendoli mai. E visto che come sempre abbiamo scelto il libro da leggere durante le vacanze proprio come un vestito da mettere in valigia, la scelta è caduta su un Adelphi, con quella carta pazzesca, qualsiasi colore sembra un arredo, voglio farmi tutta casa così, si può fare la prova degli accostamenti come con un RAL delle tinte per i muri. Talmente chic che quando hai un libro Adelphi tra le mani ti senti più elegante, non c’è niente da fare, se te lo porti in aereo puoi anche simulare di non aver paura, le hostess ti guarderanno con rispetto e staranno molto più attente nel versarti il caffè americano da quelle brocche Alessi dalle quali sbava sempre.
Morite dalla voglia di sapere qual era il titolo del mio? Era “L’assassino” di Simenon. Ma domani lo comincio, lo giuro!