
Lo sguardo crinato, il ciglio sbieco, il sorriso storto. È appena nato un regalo sbagliato.
Non è una poesia di Carducci, ma l’atroce realtà di tutti i Natali. Poveraccio, mi fa una pena sotto quegli sguardi, e tra la sera del 24 e il pranzo del 25, ne sono nati parecchi, tutti fratellini sparsi in giro per il mondo come brutti anatroccoli in cerca di una madre qualsiasi. Stavano tanto bene in una vetrina, perché qualcuno è andato a disturbarli? Stavano lì, con il loro nome e cognome pronti a dare gioia a qualcuno, quand’ecco avvicinarsi minaccioso un imbecille, il loro futuro padre per un attimo, cioè colui che l’acquisterà con disattenzione per regalarlo a una persona che con quel regalo non c’entra niente. Cosa porti a essere così sciatti non si sa: fino a quando si tratta di fare un regalo a un bambino che non capisce niente, passi... anche se in realtà c’è nascosto l’imprinting che già registra chi ha regalato il carillon squinzio made in China, per vendicarsi tra trent’anni regalando un pacco di caffè da poco alla suocera. Ma quando si fa un regalo a un adulto non si può più regalare una cosa sbagliata, con la scusa del “pensierino”: una contraddizione in termini, in realtà non ci hai pensato nemmeno un attimo e mi hai regalato una cosa che mi repelle e che non userò mai o che riciclerò. La somma arte del riciclo è una specializzazione delle persone più attente, quelle che da lontano, su una poltrona, osservano il disgusto di chi riceve, ragionando su chi invece farebbe salti di gioia alla vista del regalo in questione. Sono persone molto intelligenti, osservano, ascoltano, tutto l’anno, ecco perché poi sono in grado di suggerire a chi lo riceve, con un filo di voce per non farsi sentire dagli altri “sai a chi può piacere?”, fornendo una soluzione e molto probabilmente una bellissima figura a chi seguirà il loro consiglio. Un lampo si accenderà sul viso del “ricevente” e il regalo verrà messo in hangar. Alla prima occasione utile, anche fosse soltanto un pranzo da amici con gli avanzi di tortellini, faraone, spigole e gamberoni (tutti riciclati giustamente pure loro), e tra i racconti dei rispettivi e noiosi pranzi, conditi da aneddoti relativi ai comportamenti di chi ha superato gli 80 (tranquilli, ci arriveremo pure noi a certe assurdità) le porte di quell’hangar si apriranno per far spiccare il volo a quel povero regalo sbagliato, che da brutto anatroccolo si trasformerà finalmente in un bellissimo cigno! Insomma tutto questo per dire che non è il regalo a essere sbagliato.
Ma la persona che lo fa.